Massimo Piazza


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Gabriel Aguileira

Le mie interviste

Intervista a Gabriel Aguilera



Max:

Siamo felici di ospitare in redazione Gabriel Aguilera, musicista liutaio dalla terra del Cile; “ Gabriel vuoi dirci qualcosa di te ?

Gabriel:

Negli anni ’70, non riuscivo a compenetrarmi con la musica che tutti noi conosciamo, e che è stata poi significativa per un cambio storico a livello generazionale, ero piuttosto sempre più attratto dalla musica tradizionale cilena, che per il suo folklore, aveva sviluppato in me la passione e il desiderio di diventare musicista. Io vengo da una provincia povera del Cile, dove studiare era veramente difficile. Negli anni ’60, nel Cile si era sviluppato un fenomeno musicale, che era quello della nuova canzone cilena e dagli altipiani veniva introdotto ad esempio, il Flauto di Pan, il Charango, quel piccolo strumento che assomiglia in buona parte al mandolino, il Quattro dal Venezuela e il Tipio dalla Colombia. In questo movimento, si prendevano tutti questi strumenti, cercando di creare una musica propria. Io sono cresciuto con questi suoni e quando nel 1973 ci fu un colpo di stato, nel Cile, tutto questo movimento fu calpestato e la musica, che dava una forte carica poetica di denuncia sociale diventava un nemico troppo pericoloso e tutto il frutto di quel lavoro, veniva proibito e addirittura bruciato, pur di distruggere quel movimento culturale, sociale, politico. In seguito, questo genere di musica, ha fatto risentire piano piano un suo risveglio e si poteva riascoltare tutto ciò che era stato precedentemente proibito ed io avevo incominciato a suonare, nei limiti di quanto permetteva quel sistema di dittatura. Io quindi, non avendo mai studiato la musica, ho incominciato a suonare per primo la chitarra, con un sistema di accordi imparato nella forma di autodidatta. Successivamente, mi sono aggregato ad un gruppo di musicisti, suonando però le percussioni; a questo proposito, vi racconto un piccolo aneddoto capitato in quel periodo, che ricordo sempre con gioia: quando ero un giocatore appassionato del calcio, questo gruppo di musicisti, cercava appunto qualcuno che potesse suonare il tamburo e il mio allenatore disse: “ Ci puoi andare tu Gabriel, perché visto che nel calcio hai molto ritmo, sicuramente sarai un ottimo percussionista !” …. E questo è stato di fatto ciò che è accaduto e quando successivamente imparavo a suonare anche gli altri strumenti, di fronte alla scelta al fine settimana o di giocare, o di suonare, ho fatto diventare il calcio un interesse in secondo piano. Questo è come ho cominciato a diventare un musicista. In seguito, vista la precarietà in economia della mia nazione, ho provato ad andare in Olanda, formando un gruppo di musicisti, e lì, mi sono fermato per ben 24 anni. Negli anni ’90, proprio in virtù di questa passione verso la musica, ho incontrato la persona giusta che mi ha permesso di imparare a costruire questi tipi di strumenti e così, ho dato luogo ad un laboratorio di liuteria che mi permette di creare tutte queste belle cose e così, oggi faccio tutti e due questi percorsi e divento il contenuto suonando la musica ed il contenitore quando costruisco gli strumenti. Da tre anni vivo in Italia, in questa bellissima terra dall’energia etrusca.

Max:

Dal punto di vista della sensibilità verso la musica quanto influisce sulla tua persona il fatto di costruire gli stessi strumenti che poi si fanno da te guidare, per esprimere il tuo talento nei vari concerti musicali?

Gabriel:

Come autodidatta, il mio punto di riferimento è stato l’accettazione da parte delle persone, come cioè ricevono me e la musica ed io, liberandomi da quel meccanismo di predisposizione intellettuale con un sentire nettamente percettivo, mi sono innamorato di questo tipo di musica i cui suoni, così naturali, e non alterati o sofisticati dal fattore commerciale-consumistico, ti possono donare emozioni proprio in funzione di una spiegazione che di razionale ha veramente poco. L’acustica di questi strumenti, costituisce tutta una massa che vibra, il legno stagionato e la corda, che diventano tutt’uno. Il violino di Stradivari, per esempio è impossibile che sia acusticamente riprodotto allo stesso livello di qualità, attraverso il computer o qualunque altro tipo di alterazione. Quel suono così profondo e intenso, esprime l’anima dello strumento, che viene dalla storia del legno, dalla vernice che viene sopra riportata, dalla mano della persona che crea queste cose e tutto ciò, ti porta in un'altra dimensione. Quando io suono, sto attento di non creare situazioni di acustica troppo amplificata, ma cerco sempre di soddisfare l’ascolto delle persone, suonando in un contesto di acustica il più naturale possibile.

Max:

Ad uno dei tuoi concerti ho potuto assistere ad una fusione fatta tra i tuoi strumenti, in rappresentanza delle tradizioni latino americane e una splendida arpa celtica; come spieghi la straordinaria riuscita da questo tipo di fusione?

Gabriel:

La musica, come la danza, nasce dal bisogno da parte dell’uomo di rapportarsi con la sua terra; a volte si vedono persone che per effettuare danze tradizionali sentono il bisogno di stare a piedi nudi e ballare avendo il contatto diretto con la terra. Così se tu vai ad ascoltare un concerto “nudo”, privo cioè di tutte le predisposizioni mentali, puoi scoprire l’incanto che proprio la musica etnica ti fa vivere. E’ evidente quindi che in un linguaggio fra popoli e tradizioni diverse, l’anima chiama a spogliarsi di tutto ciò che non la riconosce come tale e quando fondi questa essenza fra paesi diversi, ecco che per incanto percepisci lo stesso tipo di messaggio, quello cioè di non essere separato in alcun modo dalle distanze e dai costumi così apparentemente lontani nel tempo e nello spazio. Oggi spesso la musica ti lascia nel dubbio e nella confusione che solo la manipolazione consumistica, riesce a farti vivere; ad un certo punto, tu non sai più se un certo tipo di suono deriva dallo strumento, dall’alterazione dettata dai sistemi tecnologici avanzati, oppure dalla mano dell’artista. Nella tradizione, il rapporto tra musicista, strumento e pubblico, è in forma più diretta e ti permette di ricevere quel tipo di musica, non tanto con la razionalità intellettuale, ma in maniera più profonda con l’anima
Max:
Tu sai che
Cuore di Loto news, è una rivista mensile, per un pubblico attento a tutto ciò che può significare migliorare la qualità della vita attraverso una sempre maggiore consapevolezza del campo olistico e la musica, già da tempo è stata accettata come percorso terapeutico, che integra mente, corpo e spirito in un unico insieme; qual è il tuo parere a proposito?

Gabriel:

Ho sempre fatto questo lavoro nella maniera più intuitiva possibile ed è stato un piacere riscontrare come le persone reagivano alla musica che di volta in volta proponevo; più volte addirittura, uno dei miei cd è stato proposto da operatori terapeutici e questo mi ha dato tanta gioia. Questa musica, ti fa viaggiare attraverso la natura e con i suoni del Flauto di Pan, delle corde del Charango e dell’arpa, ti dona l’effetto speciale delle acque, del vento primitivo, che ti fa sognare e se chiudi gli occhi ti ritrovi in Bolivia, negli altipiani delle Andine. Questo è l’ottimo tributo che ricevo sempre, con molta soddisfazione, da parte del pubblico.

Max:
Che cosa suscita secondo te questo tipo di musica nella coscienza dell’anima?
Gabriel:

La filosofia di vita di tutta la cultura latino-americana, deriva dagli indigeni, dove il rapporto con la natura ed il rispetto per essa, è alla base della vita stessa e la musica che noi proponiamo, ha tre radici: la radice spagnola-europea, la radice indigena e la radice nera,dell’Africa. In questo senso, abbiamo una cultura musicale molto ricca. L’idea è quella di tirare fuori attraverso la musica, l’essenziale della cultura indigena, in relazione al rispetto per la natura e l’ambiente; per questo il richiamo dell’acqua, del fiume, delle cascate, del vento, non sono fuori da questo tipo di messaggio. In un momento come quello che stiamo vivendo, dove la terra è minacciata dalle nostre stesse negligenze, questa è una filosofia, ritengo, sempre più necessaria per aiutare una certa presa di coscienza. Questo attuale sistema, cosi chiamato “globalizzato”, vuole imporre le proprie regole, ed anche la musica tende in maniera sottile a soffocare tutta l’ideologia che il messaggio della musica tradizionale cerca di dare. L’Amazzonia per esempio, deve sopravvivere perché considerata il polmone del mondo. Noi non possiamo decidere le sorti della natura, dobbiamo andare avanti se pure con la modernità con la coscienza che tutto ciò che imponiamo all’ambiente, a discapito della vita stessa, sarà a nostra volta imposto nelle nostre vite, attraverso il disagio che ne conseguirà. Gli indigeni hanno una perfetta concezione dell’armonia con la natura noi consideriamo avanzate queste filosofie antiche, ma in realtà non possiamo altro che imparare da esse la giusta relazione da tenere con l’ambiente.

Max:
Il tuo sogno nel cassetto?
Gabriel:

Io sono un tipo molto idealista e quindi, vorrei tanto contribuire a poter cambiare in meglio la mentalità della gente e portarla a comprendere quanto in questo meraviglioso universo, sia necessario il rispetto per la natura e l’ambiente che donano a noi, la possibilità di godere appieno delle loro energie.Attualmente il Pianeta sta vivendo una situazione molto difficile, ed il mio sogno è proprio quello di contribuire a questo processo di pace, attraverso la musica dall’anima attiva. Vorrei che le persone, attraverso la mia musica possano tornare nelle loro case, con qualche spunto di riflessione alla vita, che la musica stessa possa avere suscitato in loro. Penso di avere tante cose da raccontare, su ciò che è accaduto nel mondo latino americano e che adesso sta estendendosi per il resto del mondo e lo voglio fare attraverso la musica. Mi piacerebbe anche poter aprire una scuola di liuteria, per trasmettere ai giovani questo forma antica ma inesauribile di lavoro, senza tanti segreti ma con il cuore aperto.

Max:
In questa terra dalla magica energia etrusca, quali sono gli stimoli che ricevi per la musica che suoni?
Gabriel:

Avendo vissuto tanti anni in Olanda, sentivo che mancava una relazione più diretta con l’ambiente, un contatto con la natura che mi facesse compenetrare con quelle energie dalle quali non siamo assolutamente separati, ma che spesso dimentichiamo che esistono. La Tuscia mi rivela la sua antichità e in questa cultura secolare, ritrovo emozioni e sensazioni che la mia terra nativa mi donava. Inoltre, non manca mai il sole che ti riscalda l’anima e questo, aggiunge alla mia musica quel pizzico di calore che la fa divenire ancora più fluida, come l’acqua.

Max:
Vuoi dire qualcosa ai nostri giovani lettori?
Gabriel:

Stiamo vivendo un’epoca nella quale, tutto sembra accessibile, con strumenti di avanzata tecnologia moderna e che ti permettono di spaziare per tutto il mondo, ma la verità spesso non sta dietro le righe dei mass media e quindi è necessario aprire gli occhi e scoprire una realtà quotidiana diversa, proprio a cominciare dalla nostra famiglia e nel rapportarsi con gli altri nel luogo in cui viviamo. La prima lotta, è interna a noi stessi, e ci chiama a trasformare alcuni aspetti di noi, ma poi è necessario prendere una posizione all’esterno con la responsabilità di far capire anche agli altri, quanto è importante relazionarsi con l’ambiente, in un modo diverso da come ci viene imposto dal consumismo moderno. Ma io non me la sento di fare da maestro ai giovani dai quali senz’altro posso imparare tante cose. Penso che sia necessaria una maggiore ricerca spirituale senza tante speculazioni filosofiche, ma ricontattando noi stessi a partire dal punto in cui ci troviamo.



Non perdiamo la fede nell'umanità che è un oceano. Il mare non si sporca solo perchè alcune gocce sono sporche. GANDHI | info@massimopiazza.it

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