Massimo Piazza


Vai ai contenuti

Menu principale:


Musicoterapia

BIOMUSICA



La musica nella via dell’equilibrio interiore

Musica e terapia. L’arte e il commuovere. Due elementi strettamente connessi tra loro e intrinseci al processo terapeutico. L’arte dialoga con l’inconscio dell’altro. Lo com-muove, lo interroga. Lo parla, lo fa parlare. L’inconscio, pure insondabile, ha i suoi modi per comunicare. Messaggi polisemici, non sempre comprensibili. Mai del tutto. Livelli della mente coesistenti ma irriducibili. Il messaggio estetico vuole essere interpretato e resiste. Sfugge e si sottrae ad essere ad essere imprigionato in un significato. E’ per sua natura aleatorio e ambiguo. Svanisce continuamente. Evoca e richiama vissuti e associazioni che dipendono dalla psicologia di chi lo riceve. Il messaggio estetico vuole essere interrogato e fa parlare l’inconscio dell’altro. Il suo significato si costituisce continuamente nel fruitore. E’ imprevedibile, mai dato. Da sempre alla musica è riconosciuto un potere taumaturgico. Essa agisce sulle aree sottocorticali connesse alla genesi delle emozioni e degli stati affettivi. La musicoterapia , come metodo di intervento negli ambiti della prevenzione, della riabilitazione e della terapia, nasce negli anni ’50 negli Stati Uniti, su questo presupposto. Trova vasta applicazione in vari disturbi e patologie: nell’autismo infantile, nella terapia dei non udenti (quale mezzo di compensazione della deprivazione sensoriale), nella patologia dawn, nei deficit psicomotori, nei casi di paralisi cerebrale, nei blocchi della comunicazione nei bambini in età scolare, nelle psicosi, nei corsi di preparazione al parto, nel trattamento della sindrome di Alzheimer e nel Parkinson, in campo geriatrico ed altro. Usa il suono, la musica e l’esperienza musicale come strumento di cura. Comunicare attraverso il suono coinvolge tutta la persona. Obbliga al movimento, alla gestualità, alla ricerca dell’oggetto che meglio traduca in suono le sensazioni che si vogliono comunicare, al piacere di trovare una via di comunicazione parallela a quella verbale. La voce è lo strumento musicale principe della comunicazione. Patrimonio di ognuno, unica ed irripetibile. Saperla usare significa saper respirare. Respirare è vivere. Vivere prevede l’io e il Tu. La tensione che circonda il ricordo conflittuale è una sottrazione continua di energia vitale. Il conflitto non elaborato, non cosciente, si autoalimenta e disturba il funzionamento della struttura mentale. Il corpo, strumento musicale, emette suoni che assumono importanza a livello psicologico. Il corpo è anche uno strumento di ricezione percettiva. Il corpo si può “scordare”. Chiede di essere ricordato ed accordato. Su di esso si imprime la memoria del conflitto non elaborato attraverso il suono si tenta di agire su questa memoria. I blocchi emozionali eleggono zone del corpo per manifestarsi e cristallizzarsi a livello energetico: agire attraverso il suono sulla loro “frequenza di coesione” può alterare la forza che li tiene uniti. Individuare queste precise note è un’avventura affascinante. La capacità di ascoltarsi è poter parlare. Tutti i processi creativi sono terapeutici. La risoluzione di un conflitto attinge alle capacità creative di una persona. Libera energie immobilizzate ad alimentare la sopravvivenza per paura dell’integrazione. L’integrazione permette la trasformazione, è essa stessa trasformazione. La musica evoca il profondo e la catarsi come evento sonoro. Alla duplice valenza direzionale mente -> corpo, corpo -> mente. E’ l’arte dell’ineffabile e dell’indicibile che tuttavia può essere sentito. Musica – fuori, musica – dentro. Il suono è esperienza primaria già ai tempi fetali. Il rumore dl corpo materno, il gorgoglio del liquido amniotico, il ritmo cardiaco, circondano il feto, e si imprimono nella memoria sensoriale insieme ai rumori esterni che possono essere di disturbo e di interruzione del continuum. Le prime esperienze integrative, basate sul contatto si organizzano a livello cutaneo. L’io-pelle è il primo confine con l’esterno, organizza le esperienze presimboliche. La musica è fatta di ronde. Arriva alla pelle, alle orecchie, veicola vibrazioni. Forse attiva la memoria del continuum dei corpi. Rievoca l’esperienza primaria dell’accudimento. Preludio alla formazione degli affetti. Riduce lo scarto tra vissuto e parola. La musica può agire per risonanza sulle zone corporali, sul sistema bioenergetico, sulle ghiandole (stimolando la produzione ormonale), sulle onde cerebrali. L’atteggiamento del “perdonare”, come parte di un elenco dei “meccanismi della sofferenza”, costituisce l’elemento centrale del processo terapeutico.

Meriem Miriam Meghnagi

Tratto da “BIOMUSICA” di Mario Corradini Ed. Life Quality Project




Non perdiamo la fede nell'umanità che è un oceano. Il mare non si sporca solo perchè alcune gocce sono sporche. GANDHI | info@massimopiazza.it

Torna ai contenuti | Torna al menu